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Forum femminista: la ricostruzione deve partire dalla partecipazione degli haitiani/e

Sei mesi dopo il terremoto che ha distrutto parte di Haiti, la nazione prova, a poco a poco, a rialzarsi . Il compito, senza dubbio, non è facile, ed è ancora lontano dall'essere concluso. Mancanza di illuminazione negli accampamenti, università che non funzionano, violazioni su donne e bambini e minacce di epidemie sono solo alcune delle situazioni che gli haitiani/e si trovano a dover affrontare attualmente.
La situazione di Haiti è stato uno dei temi del Forum di Organizzazioni Femministe per la Articolazione del Movimento di Donne Latinoamericane e Caraibiche, concluso ieri (12) a Brasilia, capitale del Brasile. L'idea è stata favorire la riunione di varie organizzazioni femministe della regione, per riflettere sulla situazione politica, economica e culturale del paese, oltre a ricordare le leaders vittime del sisma.
Secondo Lisie Marie, coordinatrice nazionale della rete Solidarietà con le Donne Haitiane (Sofa, per la sigla francese), le discussioni durante il Forum si sono concentrate principalmente sulla solidarietà dei paesi latino-americani e caraibici nei confronti di Haiti, ponendo enfasi nella costruzione di un nuovo piano di ricostruzione del paese.
Questo perchè, per le organizzazioni, il paese riuscirà a rialzarsi partendo dal protagonismo degli haitinani e haitiane. ''L'attuale piano di ricostruzione si sta sviluppando senza da partecipazione del popolo, senza badare alle nostre necessità'', si sfoga Lisie.
Le organizzazioni femministe credono che il piano di ricostruzione del paese debba affrontare, ad esempio, le questioni della violenza e la corruzione.
Le organizzazioni non richiamano invano l'attenzione sulla situazione delle donne e sulla rilevanza di una sua articolazione nella ricostruzione del paese. ''La situazione del paese ricade sulle spalle delle donne'', rivela Lisie, mettendo in risalto che sono le donne ad avere la responsabilità di educare e trasmettere le tradizioni culturali ai figli/alle figlie.
Le cifre non mentono. Ci sono nel paese un 47% di madri sole e un 43% delle donne si trova nell'informalità. ''Crediamo che il numero di donne nel commercio informale sia maggiore'' evidenzia la coordinatrice del Sofa. Inoltre, molte donne ancora soffrono a causa della violenza. Lisie ricorda che questa questione da sempre è nelle linee guida delle lotte delle organizzazioni femministe del paese.
Nonostante Haiti abbia ratificato la Convenzione di Belem di Pará (Convenzione Interamericana per Prevenire, Punire e Sradicare la violenza contro la Donna), ancora non c'è una legge sul tema. ''Non abbiamo una legge contro la violenza verso la donna'', afferma Lisie.
La coordinatrice di Sofa dice inoltre che, a sei mesi dal terremoto, la realtà del paese ancora è preoccupante. Haiti sta ancora passando per un periodo di uragani, che preoccupano ancora di più. ''C'è molta pioggia e i rifugi sono poco protetti'', commenta.
Lisie fa anche notare la poca attuazione pratica degli aiuti internazionali nel paese. Per lei, l'aiuto internazionale si concentra troppo nell'area della salute, con molte squadre mediche, lasciando indietro altre aree. '' Ci accorgiamo che solo nel campo medico sono più efficienti.. però portare avanti, ad esempio nei rifugi, terepie collettive'', suggerisce.

(fonte: Adital Noticias de America Latina y Caribe. www.adital.com.br/site/noticia.asp?boletim=1&;lang=ES&cod=49410)

14/07/2010
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