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Rilanciamo la mobilitazione civile per la solidarietà e la cooperazione internazionale

Alle società civili nel mondo spetta valorizzare il proprio patrimonio di conoscenze e relazioni comunitarie per far passare un'idea di giustizia globale, unica garanzia per il futuro dell'umanità : la cooperazione e la solidarietà sono uno strumento essenziale. Rilanciamole

La presentazione a Roma nei giorni scorsi dell'Aidwatch di Concord (Coordinamento delle ong europee) ha drammaticamente mostrato all'opinione pubblica il forte disinteresse del nostro Ministero Affari Esteri, in particolare della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, a confrontarsi con le ong italiane sulla crisi delle politiche di aiuto e di lotta alle povertà di cui è responsabile questo Governo. Bisogna dire che anche da parte del Parlamento si è evidenziata una disattenzione a quanto la finanziaria in corso e quella in preparazione stiano facendo per cancellare dalla politica estera italiana ogni iniziativa di cooperazione internazionale che non sia strettamente economica. Per dirla fino in fondo, la stessa Confindustria, commentando i dati e le analisi presentate dal rapporto Aidwatch, ha sottolineato che il disimpegno istituzionale italiano è su tutti i versanti delle relazioni internazionali di cooperazione. È stato importante l'avvio di un dialogo tra le ong e il mondo delle imprese interessate apertosi in questa occasione, che deve accompagnarsi da un percorso di condivisione di azioni di denuncia e vertenza tra il privato sociale della solidarietà internazionale e gli Enti Locali e le Regioni.

Di fronte alla conferma che nel 2011 saranno quasi cancellati i fondi governativi per gli impegni internazionali presi con le Nazioni Unite, per i progetti delle ong, per gli interventi umanitari anche a gestione istituzionale ‘diretta', le ong italiane intendono lanciare una mobilitazione forte e visibile che abbia come principale obiettivo la sensibilizzazione diffusa nell'opinione pubblica italiana di quanto sia grave questa scelta, che incide fortemente nella crisi globale, impoverendo maggiormente i Paesi e le aree da cui il mondo più ricco preleva le risorse per garantirsi uno status che va oltre la prima sostenibilità sociale e materiale.
Affamare e far degenerare le malattie e la vita sociale di una parte consistente del globo a medio-breve termine equivale a negare la possibilità di sopravvivenza a tutti, ovunque ci si trovi.

Non permettere un auto sviluppo sostenibile ai Paesi impoveriti vuol dire acuire le tensioni sociali interne,alimentare i conflitti che si stanno riaprendo ormai in tutte queste aree (sembra di essere tornata ad una trentina e più di anni fa…), dare alla gente che vi vive spesso come unica prospettiva quella della fuga, alimentando i percorsi di violazione dei diritti umani, di ‘tratta legalizzata', di violenza e sfruttamento che generano in Europa e nel Nord America nuove forme di schiavitù e intolleranza.

Il pianeta è impoverito,le risorse per vivere scarseggiano ovunque.

Alle società civili nel mondo spetta valorizzare il proprio patrimonio di conoscenze e relazioni comunitarie per far passare un'idea di giustizia globale, unica garanzia per il futuro dell'umanità : la cooperazione e la solidarietà sono uno strumento essenziale. Rilanciamole.

stilli@arci.it

25/06/2010
 
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