Colombia: aumento attacchi alla popolazione civile nel 2009
COMUNICATO STAMPA
CS017-2010
COLOMBIA, IN AUMENTO NEL 2009 GLI ATTACCHI CONTRO LE POPOLAZIONI NATIVE.
NUOVO RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL
Secondo un rapporto presentato oggi da Amnesty International, nel corso del 2009 gli attacchi contro le popolazioni native della Colombia sono aumentati e hanno costretto molte comunita' a lottare per la loro stessa sopravvivenza.
Il rapporto dell'organizzazione per i diritti umani, intitolato ‘La lotta per la sopravvivenza e la dignita': le violazioni dei diritti umani contro le popolazioni native della Colombia', chiama in causa i gruppi della guerriglia, le forze di sicurezza e i paramilitari, responsabili di omicidi, sparizioni, sequestri di persona, minacce, abusi sessuali contro le donne, arruolamento di bambini soldato, espulsioni dalle terre e persecuzione ai danni degli attivisti.
‘Le popolazioni native colombiane sono sempre piu' sotto attacco. Il
governo deve agire immediatamente per proteggerle' - ha dichiarato Marcelo Pollack, ricercatore di Amnesty International sulla Colombia.
Secondo i dati forniti dall'Organizzazione nazionale indigena della
Colombia, solo nel 2009 almeno 114 nativi, compresi donne e bambini, sono stati uccisi e migliaia costretti a lasciare le proprie terre. I crimini commessi nei loro confronti vengono raramente sottoposti a indagini da parte delle autorita'.
Le migliaia di nativi espulsi dalle terre vivevano spesso in aree dove erano in corso violenti scontri militari o su terre ricche dal punto di vista della biodiversita' e delle riserve minerarie e petrolifere. Molti altri nativi sono stati costretti a rimanere perche' i gruppi armati hanno minato le zone circostanti.
L'accesso al cibo e alle cure mediche essenziali e' stato a sua volta
bloccato dalle forze in conflitto, con l'argomento che altrimenti
sarebbero stati consegnati al ‘nemico'. Tutti i protagonisti di questo scontro hanno occupato scuole usandole come basi militari, negando l'accesso all'istruzione alle comunita' native e mettendo in pericolo l'incolumita' degli insegnanti.
‘Se le autorita' non si muovono rapidamente per proteggere le comunita' native, molte di esse rischiano di sparire' - ha commentato Pollack.
Oltre la meta' dei nativi uccisi nel 2009 apparteneva alla comunita' awá. Questa comunita' possiede collettivamente il terreno e i fiumi del ‘resguardo' (riserva indigena) di El Gran Rosario, situato nella
municipalita' di Tumaco, nel dipartimento sudoccidentale di Nariño. La zona riveste un'importanza strategica per le parti in conflitto e vede l'attiva presenza dei guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie di Colombia (Farc) e dell'Esercito di liberazione nazionale, delle forze di sicurezza e dei narcotrafficanti.
Il 26 agosto 2009, 12 awá, compresi sei bambini e un neonato di otto mesi, sono stati uccisi e molti altri sono stati feriti da uomini incappucciati che indossavano uniformi militari. Tra le vittime, Tullia García, assassinata insieme ai figli, aveva assistito all'omicidio del marito Gonzalo Rodríguez, ucciso dai militari il 23 maggio dello stesso anno, e da allora aveva ricevuto minacce di morte.
Dopo il massacro, 300 awá, tra cui 100 bambini, sono fuggiti verso Tumaco, lasciando case, beni personali e bestiame alle loro spalle. Settimane dopo l'arrivo in citta', vivevano ancora in luoghi di fortuna o dormivano
all'aperto, con poco cibo, acqua scarsa e senza servizi igienici.
Il 4 febbraio 2009, 15 awá, tra cui due donne incinte, erano stati
assassinati dalle Farc nella municipalita' di Barbacoas, dipartimento di
Nariño.
Amnesty International chiede a tutte le parti attive nel conflitto di
rispettare il diritto delle comunita' native a non essere coinvolte e
trascinate nelle ostilita' e di tutelare i territori in cui esse vivono e
da cui dipendono per il loro sostentamento.
Il conflitto armato che va avanti da 40 anni ha coinvolto milioni di
persone in tutto il paese provocando decine di migliaia di uccisioni,
torture e sparizioni. La maggior parte delle vittime sono civili.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 23 febbraio 2010
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